Leviathan

Leviathan

Titolo Originale: Leviathan
Nazione: Russia
Genere: Drammatico
Durata: 140′
Anno: 2014

Regia: Andrey Zvyagintsev
Cast: Alexey Serebryakov, Roman Madyanov, Yelena Lyadova, Vladimir Vdovichenkov.

Trama: Nikolai vive con il figlio adolescente Romka e la giovane moglie Lilya in un piccolo paese nei pressi del mare di Barents, nel nord della Russia, davanti a una piccola baia dove a volte entrano le balene. La sua casa, così come il piccolo garage dove esercita la professione di meccanico, vengono però portati via dal sindaco della città, che ha un particolare interesse nell’ottenere le sue proprietà. Fonte Trama  


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Critica: Per una volta l’utilizzo dell’inflazionato termine ”antropologico” ( e con esso quello di altre branche della scienza che gli gravitano intorno : paleoantropologia evoluzionistica, etnografia, epigenetica, psico-sociologia, etc…, ovvero : del perché le navi solcano i mari. Per non parlare dell’identica sorte che colpisce la locuzione ”entomologico” ) legato al cinema non è gratuito o fuorviante ( peste mi colga se l’ho usato altre volte oltre che per “Vénus Noire” di A.Kechiche ), datosi che nel caso particolare in questione di “Leviathan” ( e paradossalmente, verrebbe da aggiungere, siccome l’essere umano qui è lo sfondo-faber dell’ambiente-farm ), film scritto, vissuto, pensato, costruito, preparato, prodotto, fotografato, montato –[ ma NON percettibilmente e concretamente adulterato come al contrario accade invece per lo splendido ( a prima s-vista ) “Behemoth” – film Wang(Bing)-(Carlos)Reygadasiano di Zhao Liang – appena passato in Concorso a Venezia, in cui gl’interveni meccano-artistici in postproduzione performano la giusta idea di realtà modulando e instradando la nostra percezione, o ancora, con un’ulteriore fattura inversa, come avviene nella più lineare modalità di racconto del “WorkingMan’s Death” di Michael Glawogger, passato sempre a Venezia, ma in Orizzonti, un decennio fa ]– e curato nel disegno del suono – per quest’ultimo settore avvalendosi dell’apporto degli specialisti Ernst Karel (documentario) e Jacob Ribicoff (mainstream e doc) – da Lucien Castaing-Taylor e Véréna Paravel, i due registi antropologi lo sono sul serio ( il film è stato (auto)commissionato e (auto)prodotto dal loro Sensory Ethnography Lab di Harvard, di cui il primo è direttore e la seconda assistente ).
L’antropocene ha da tempo allungato gli artigli anche sull’ultimo baluardo di wilderness rimasto, sul bacino di hic sunt leones-dracones-cetus : l’universo pelagico.